Riporto di seguito l'intervista proposta al Maestro Daniele Pasini in merito al metodo MusicArte da lui sviluppato, che ho già introdotto in un precedente articolo.
L'intervista in oggetto è stata inserita in un paragrafo dedicato a MusicArte all'interno della mia Tesi di Laurea, che indaga le relazioni profonde tra la Matematica e la Musica, ricerca le possibili intersezioni tra Intelligenza Matematica e Musicale in relazione alla Teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner, ed esplora le implicazioni didattiche di questo connubio nella scuola dell'infanzia e soprattutto primaria, con l'obiettivo di favorire l'inclusione e l'interdisciplinarità. Proprio in quest'ottica, prima di parlare delle mie esperienze personali, ho inevitabilmente indagato i metodi e le metodiche di precedente esplorazione. Tra questi, ritengo che il metodo di Pasini, oltre ad essere intrinsecamente affscinante e interessante, sia probabilmente il più completo, soprattutto in merito alla scuola primaria, come spiego nella mia Tesi in modo più approfondito.
- La prima domanda che vorrei porti riguarda cosa ti ha spinto a scegliere di insegnare. Tu hai scelto per la tua Tesi di Laurea un argomento particolarmente interessante, l'Infinito Matematico di Georg Cantor e avevi alle spalle diversi concerti e un primo premio di composizione. In quel periodo avevi già iniziato a pensare alla possibilità di sviluppare e utilizzare nella didattica un metodo che potesse racchiudere tutte le connessioni che, come abbiamo visto, riesce a racchiudere MusicArte?
Insegnare è frutto di un lungo percorso in cui sono intervenute persone importanti. Ai tempi in cui frequentavo il Conservatorio alcuni professori - tra cui il mio - avevano la mentalità secondo la quale bisognava scegliere: o il Conservatorio o le scuole superiori. Mia madre si oppose a questa mentalità, litigò con il professore di flauto e disse: "mio figlio farà le Magistrali". Da lí è cominciato tutto il percorso. Un altro tassello fondamentale è stato costituito da amici che mi hanno incoraggiato ad iscrivermi in Scienze della Formazione Primaria, perché pensavano che io potessi essere portato per tale mestiere. Onestamente non pensavo di essere in grado di insegnare, ero in generale molto sfiduciato, ma ciò che mi ha dato la carica è stato il primo esame di Logica e Fondamenti della Matematica, che mi riservò un bellissimo voto. Da allora ho preso coraggio e pian piano mi sono appassionato all'idea dell’insegnamento. La tesi sull'Infinito Matematico è stata una scelta in cui ha avuto molta importanza l’esame di Didattica della Matematica, con il prof. Paoli, grazie al quale ho avuto modo di conoscere l’affascinante teoria dell’Infinito Matematico di Georg Cantor. Nel mio passato scolastico non ho mai amato la matematica, ma allo stesso tempo mi sentivo portato. Mio padre organista mi ha sempre illustrato i legami esistenti tra musica di Bach e matematica, ma a parte questi insegnamenti paterni serbavo grande ostilità. Come specificato dal Prof. Paoli nel giorno della mia laurea, grazie alla tesi è avvenuta la mia definitiva riconciliazione con la matematica. Da questa riconciliazione è scaturito il mio primo CD, dal titolo “AlephZero”, in cui l’Infinito Matematico è evocato da una marea di suoni sovraincisi che si intersecano l’uno con l’altro.
Dal momento in cui ho cominciato ad insegnare non ho mai pensato a un Metodo in senso stretto, poiché per l'ideazione sono intervenute altre esperienze e coincidenze negli anni seguenti. Sentivo, tuttavia, da diversi anni, l’esigenza di dover scrivere qualcosa, perché ero affascinato dai legami esistenti tra le varie discipline (cercavo, ad esempio, un nesso tra la musica di Also sprach Zarathustra, il libro di Nietzsche e il film Odissea 2001 nello spazio) e, soprattutto, condividevo pochissimi approcci delle didattiche musicali moderne che andavano per la maggiore.
La risposta a questo mio "sentire" è arrivata, tuttavia, diversi anni dopo, quando io e mia moglie siamo tornati dalla Toscana, ho cominciato a insegnare a Quartu Sant'Elena e mi sono iscritto a un corso di apnea e di disegno. - Come e quando nasce il metodo, quali sono state le maggiori fonti di ispirazione, e qual è lo sfondo pedagogico di MusicArte?
Prima che nascesse l'idea di un Metodo, un'ottima formazione musicale familiare mi ha preparato alle tante idee sperimentate nella mia didattica quotidiana e, di conseguenza, espresse nei miei 5 libri.
Prima di tornare in Sardegna dalla Toscana, dissi a mia moglie: "se riusciamo a tornare, voglio fare un corso di apnea". Non so da dove fosse nato questo desiderio, forse dalla visione del film "Le grand bleu", sta di fatto che la pratica dell'apnea è stata una delle fonti di ispirazione (alcuni esercizi con le vignette, tra cui la decalcatura e copiatura con “opzione-giro”, mi sono stati ispirati dall’esercizio del “girarrosto”, in cui dovevamo pinneggiare roteando, ogni 3 o 4 pinneggiate, di 90° in senso orario).
Alla pratica dell’apnea si è aggiunta la decisione di frequentare un corso di disegno presso la Scuola d'Arte "Artemisia", a Quartu Sant'Elena.
Io avevo un cattivo rapporto sia con lo sport sia con il disegno ed ero convinto di non essere capace di disegnare. Ho deciso di vincere le mie difficoltà e ne è valsa la pena, perche l’apnea è uno sport meraviglioso e nel disegno continuo tuttora a perfezionarmi con Enrico Deiana, eccezionale artista di Olbia.
E, cosí, siamo a due fonti di ispirazione che hanno contribuito in maniera determinante alle idee didattiche che ho messo in campo e continuo a mettere in campo nelle mie classi. La sola formazione musicale non bastava, visto e considerato il carattere fortemente interdisciplinare del Metodo che è scaturito negli anni a venire.
A queste esperienze si è aggiunto il passaggio dal sostegno al posto comune. Proprio nel momento in cui ho deciso di intraprendere questo importante passaggio, la Dirigente (Dott.ssa Tiziana Maria Diomedi, che non ringrazierò mai abbastanza) decise di assegnarmi Musica in tutte le classi, Arte e Immagine in alcune e potenziamento nelle restanti ore.
Tutte queste novità hanno fatto sì che nella mia mente esplodessero letteralmente tantissime idee, a partire da un'intuizione iniziale: "lo spartito musicale è un disegno".
I pentagrammi a mano libera e le griglie a mano libera (prima sul quaderno poi su foglio bianco) sono state le prime attività a cui hanno fatto seguito tantissime altre idee inarrestabili, che non riuscivo a frenare. Ogni settimana entravo in classe con un'idea diversa. Solo al termine del secondo anno delle prime ma significative sperimentazioni, mi sono reso conto che erano idee realmente nuove, di un nuovo modo di vedere e concepire la musica e l'Istruzione musicale. Erano le idee fresche, sperimentate giorno dopo giorno, tra tentativi ed errori, di un nuovo Metodo. - Quali aspetti del metodo ritieni siano di maggior importanza dal punto di vista formativo, con particolare attenzione alla promozione dell'inclusione e dell'interdisciplinarità?
Gli aspetti più importanti del Metodo sono:
1) La lettura delle note con strumento compensativo;
2) La creazione di schemi delle scale maggiori e minori con i nomi delle note scritti in stampato MAIUSCOLO o minuscolo e grassetto: questo modo di rappresentare i nomi delle note è un chiaro riferimento visivo (poiché anche la tastiera è un disegno, formato da rettangoli) alla grandezza dei tasti e, quindi, si configura come un altro efficace strumento compensativo e dispensativo;
3) L'importanza data al metronomo che, di fatto, è lo strumento di misura escluso dall'Istruzione. Lo conoscono in pochissimi e ancora meno persone sanno e hanno compreso l'importanza di questo fondamentale strumento di misura nella formazione di un bambino;
4) L'attenzione data al calcolo dei salti, che permette una maggiore autonomia nella lettura delle note;
5) L’attenzione data all’interdisciplinarità della musica. La musica dev'essere insegnata come disciplina legata alle altre discipline. Il problema della musica, ancora oggi in Italia (non posso parlare degli altri stati, ma mi rendo conto che molti di essi sono avanti anni luce rispetto a noi), è che questa meravigliosa disciplina viene insegnata solo come musica, quindi totalmente scollegata dalle altre discipline. Alcune volte viene collegata con altre discipline ma, a mio avviso, sono collegamenti poco importanti che non vanno mai al cuore del problema, ovvero: "come mai l'alfabetizzazione musicale su uno spartito vero non viene presa in considerazione sin dai 6 anni?". Nella lingua italiana vengono alfabetizzati, in matematica conoscono i numeri e imparano a svolgere autonomamente operazioni (sin dall'infanzia conoscono anche le figure geometriche), in inglese vengono alfabetizzati, nel corso di un ciclo di scuola primaria imparano a realizzare le mappe concettuali, ma in musica si resta fermi alle canzoncine, body percussion e poco altro, come se il linguaggio musicale non fosse degno di essere imparato! Non è discriminazione, questa?;
6) Lo spartito musicale, un qualsiasi spartito musicale, deve essere trattato come un libro normale. Nella lettura di uno spartito bisogna essere indipendenti, come lo si è con un libro normale. Come tu hai ben riportato ciò che ho scritto nei libri, Bianca, nello spartito ci sono tutte le informazioni per leggere le note e immaginare i gruppi di suoni, ovvero le loro relazioni in senso sequenziale come pure verticale. Il bambino ha questo diritto fondamentale e non può essergli negato! Qualsiasi altra attività deve essere considerata di secondaria importanza. Prima di tutto viene la conoscenza dello spartito e l’indipendenza nella lettura e comprensione della tastiera. Tutto il resto, secondo me, deve venire dopo, poiché è una naturale conseguenza. - Tu hai la meravigliosa occasione ogni giorno di sperimentare il tuo metodo con i bambini nella scuola primaria. Il loro contributo e il loro riscontro sono fondamentali per lo sviluppo e il perfezionamento di MusicArte. Quali riscontri hai avuto in questi anni e quali criticità si sono verificate? Quali contributi dei bambini ritieni maggiormente interessanti e di più grande importanza per l'evoluzione del metodo?
Hai ragione, Bianca, è veramente una meravigliosa occasione! Mi sento veramente un privilegiato ad insegnare esattamente ciò che mi piace insegnare! Non tutti, soprattutto alla primaria, hanno questa opportunità! Nella scuola primaria capita sempre di insegnare qualche disciplina che piace un po' meno. A me non solo piacciono entrambe, ma riesco a collegarle perfettamente!
Senza il contributo dei bambini non sarebbe mai potuto nascere il Metodo. Ogni idea espressa nei miei 5 libri nasce dalla relazione con loro, dal loro impegno, dai loro errori e da tutte le correzioni che ho apportato in questi anni. Senza i bambini non avrei potuto mai scrivere neanche due righe come pure correggermi e rivedere alcune mie errate valutazioni. Quasi tutto, nei libri, è frutto di una sperimentazione e ognuna di esse nasce da una relazione tra me e tutti i bambini che sono passati e continuano a passare nelle mie classi.
Se tornassi indietro non ripercorrerei mai certi passaggi che oggi valuterei come errori (in relazione agli obiettivi che mi prefisso ogni anno, nelle programmazioni annuali e settimanali), ma una cosa non è mai cambiata: l'approccio alla ricerca dell'indipendenza nella lettura di uno spartito musicale, un qualsiasi spartito musicale, perché il bambino ne ha diritto!
Le criticità che si sono verificate non sono state poche. Da un lato l'eccesso di entusiasmo - che a volte mi ha portato erroneamente a chiedere troppo ai bambini o stressare i genitori, lo ammetto - e dall'altro lato, a volte, ho dato tante cose per scontate.
Questo "dare per scontati tanti concetti” nasce dal fatto che, obiettivamente, il musicista allena continuamente il multitasking. Come non rimanere incantati dalle abilità di un qualsiasi strumentista? Quanti movimenti riesce a coordinare, insieme, il musicista, tanto da poter essere paragonato a un giocoliere? Ecco, succede che a causa di questo allenamento che porta noi musicisti a saper coordinare tanti movimenti, ci fa apparire banali delle competenze che per altri risultano come arabo.
Facciamo un esempio concreto: non è mica scontato che la musica scritta sia un linguaggio che, sullo spartito, procede sempre verso destra ma che, con l'uso della logica, sa discriminare quando è il momento di andare verso destra o sinistra, sulla tastiera, a seconda che le note salgano o scendano. Questo non è per nulla scontato!
La cosa bellissima della musica, per chi ha difficoltà con la lateralizzazione, è che l'orecchio è un grande strumento compensativo che compensa questo genere di difficoltà. Infatti, come specificato nella Tesi e nei miei libri, il movimento delle note verso l'alto o il basso descrive esattamente ciò che deve succedere al suono.
Quindi, tornando alla formazione del musicista, la lettura delle note per noi è una competenza normalissima, facile oserei dire, ma gli altri vedono questo come qualcosa ai limiti dell’inarrivabile. Ci sono persone che chiudono letteralmente la porta della mente di fronte all'argomento “lettura delle note”.
Ecco, io ho dovuto fare un lavoro continuo di semplificazione dei concetti basilari e, che vi sembri strano, lo sto continuando a fare. Trovo sempre nuovi modi per frantumare ogni singolo concetto in modo tale che sia compreso da tutti, ma proprio tutti!
Questa è la maggiore criticità che mi spinge tuttora a trovare nuovi modi per spiegare concetti semplici. Una criticità che è stata una grande, enorme opportunità, soprattutto da quando ho deciso di scrivere libri, prima di tutto per mettere ordine in quel mare di idee che trapassavano, come treni frecciarossa, la mia mente.
In merito ai contributi dei bambini, direi che mi lascio contagiare dal loro sguardo. I loro occhi, la loro genuina curiosità, sono la mia guida costante e, in alcune classi, sono le loro domande e iniziative spontanee a guidarmi nell'insegnamento, a dirmi "cosa devo fare". - Il metodo MusicArte affronta profondamente le connessioni che intercorrono tra musica, arte e matematica. Questo è un aspetto ancora poco esplorato nella didattica, per quanto estremamente interessante e ricco di potenzialità. Sarebbe importante, nella formazione dei docenti, poter incoraggiare esplorazioni didattiche innovative come quelle che affronta MusicArte, in modo da realizzare sempre più concretamente le possibilità educative e formative dell'interdisciplinarità. Vorrei chiederti un parere da questo punto di vista. Tu, inoltre, proponi già dei corsi di formazione per gli insegnanti. Quali riscontri hai avuto e continui a ricevere?
Il mio parere in merito è molto netto e senza mezzi termini: di esplorazioni didattiche ce ne sono anche troppe. C’è troppa confusione. Il mondo della didattica musicale, quello italiano soprattutto, è immerso in un mare magnum in cui non si capisce quali siano i concetti davvero importanti nell'Istruzione musicale della scuola primaria. Elenco, qui di seguito, alcune delle convinzioni riportate direttamente o indirettamente da parte di persone impegnate nella didattica musicale:
1) Le note (il linguaggio scritto dello spartito) vanno presentate il più tardi possibile. E perché mai?;
2) Un serio metodo musicale che si rispetti parte dal canto. E se a un bambino non piace cantare? È possibile che si rimanga ancorati al mondo fatato delle canzoncine e poco altro? Ora, capisco che un insegnante non specializzato si debba arrangiare (e tante colleghe l’hanno fatto assai egregiamente, riuscendo persino ad appassionare alla musica), ma per spiegare le note musicali e farle leggere non serve una laurea! In merito al canto e in base alla mia esperienza, in occasione dei saggi faccio realizzare semplici strumentini con i quali realizzare ritmi divertenti e faccio cantare, ma… se un bambino lo si fa lavorare sulla conoscenza delle note su spartito e tastiera, lo si rende indipendente!
Suonare gli permette di educare l'orecchio e, se ha voglia, può cantare ciò che suona o cantare in generale. Chi glielo impedisce? È il linguaggio scritto che "sostiene" la consapevolezza nel canto. Io ho avuto ex alunni a cui non piaceva cantare: per loro il canto, quindi, era una penitenza. Viceversa, gli stessi alunni erano brillantissimi nella lettura delle note! Erano capaci di leggere le note con lo spartito al contrario!;
3) Per apprendere il linguaggio musicale bisogna passare prima da segni non convenzionali, anche per esplorare differenze tra suono e rumore. Dico io, se il linguaggio musicale sullo spartito presenta segni del pregrafismo che descrivono esattamente il comportamento dei suoni e delle pause, mi si può spiegare che bisogno c'è di inventare nuovi segni? Per l'alfabeto, per caso, si inventano segni grafici alternativi? Dopo un primo periodo di pregrafismo si passa subito a presentare le lettere, senza perdere neanche tanto tempo. I numeri...idem! Tutto il resto dell'Istruzione funziona in modo normale. Solo la musica viene trattata diversamente. È una disciplina oggettivamente diversa per una serie evidente - ma allo stesso tempo complessa - di motivi, ma la conoscenza del linguaggio musicale di base deve essere garantita!
Un approccio davvero sbagliato è quello di pensare di educare alla musica solo con l'ascolto. L’ascolto è importantissimo, intendiamoci, ma è come pensare di educare alla lettura leggendo libri ai bambini senza mai insegnare loro a leggere. Il paradosso di questi approcci è evidente.
Oltre a queste convinzioni (quelle che secondo me sono le più ricorrenti) c'è un proliferare di metodi musicali che sostiene queste ed altre convinzioni, ma in tutta questa straordinaria abbondanza di materiale manca totalmente il riferimento a una domanda: "cosa è importante per il bambino, affinché apprenda il linguaggio musicale?". La mia impressione è che si giri continuamente intorno al problema, perché forse questo genera una possibilità di creare materiali da vendere (per nulla necessari) che generano continua dipendenza da supporti esterni (tutorial). Intendiamoci, anche io ho creato tutorial, per aiutare a spiegare, ma l’obiettivo era spiegare meglio i criteri da prendere in considerazione per imparare ad essere autonomi e poter suonare. Questi approcci moderni hanno una validità che si riferisce esclusivamente a un determinato brano musicale o una determinata scheda, ma non risolvono il problema dell'indipendenza, che dovrebbe essere il bene supremo di una didattica davvero a misura di bambino. Per il suo esclusivo bene!
Prima di qualsiasi approccio bisogna dire la verità, ovvero partire dallo spartito per dimostrare tutti gli elementi analizzabili, a portata di bambino, affinché si comprenda la ricchezza reale di uno spartito musicale. Non servono schede, non servono note colorate. Possono essere supporti, anche validi, ma le schede ci sono già e sono gli spartiti!
Bisogna analizzare, osservare e far comprendere profondamente agli alunni! La musica è una Scienza, del suono, della grafica, del movimento ed è un linguaggio in cui le regole grammaticali di base (le alterazioni, per l’esattezza) sono molto più semplici di qualsiasi altra regola grammaticale esistente. Tali regole partono dall’osservazione del segno grafico come un disegno per comprendere cosa ci dice e desumere, in tal modo, la regola grafica.
In merito ai corsi, finora ne ho tenuti 10. Molti partecipanti mi hanno dato ottimi feedback ed in genere tutti rimangono davvero stupiti da quanta ricchezza ci sia dietro uno spartito musicale. Molte persone vedono lo spartito come un elettroencefalogramma. È molto più decifrabile di quel che si pensi e tu, Bianca, nel corso del CAP. 3 come pure nella relazione del tirocinio, hai spiegato perfettamente alcuni passaggi fondamentali di alcune idee che ho messo quotidianamente in campo nelle mie classi.
I miei corsi sono strutturati in 3 livelli: base, intermedio e avanzato. Finora ho tenuto solo corsi livello-base, che sono stati frequentati anche da musicisti, perché un conto è essere musicisti e tutto un altro conto è la didattica della musica. Noi musicisti abbiamo molto bisogno di imparare a non dare tanti concetti per scontati, perché per le persone normali leggere le note è qualcosa di astruso e dobbiamo tenerne conto!
Tornando al proliferare dei metodi chiudo questa intervista (ringraziando Bianca e il prof. Paoli per la straordinaria opportunità) con una domanda: "i metodi esistenti sono riusciti nel far percepire, alle persone, che la musica è molto più alla portata di quel che si pensi?". Se la risposta è no, vuol dire che tutto ciò che è esistito finora ha fallito miseramente. Non è un problema musicale. È un problema squisitamente legato a una fasulla percezione, che il Metodo MusicArte si pone l'obiettivo specifico di risolvere, cercando di ridurre le distanze tra falsa percezione e verità, ovvero che “per comprendere la musica non serve essere dei geni”. La pratica strumentale è tosta, ma alla comprensione del linguaggio musicale di base ci arrivano tutti. La musica è realmente un linguaggio per tutti, come evidenziato anche nel titolo della Recensione che il mio Metodo ha ricevuto, sulla prestigiosa Rivista specializzata “Suonare news”, nel marzo 2020.
