Nel precedente articolo abbiamo sintetizzato i principali avvenimenti che hanno segnato l'evoluzione della scuola italiana fino al ventennio fascista.
Presto la visione comincia a cambiare e nel 1943 il pedagogista Washburne inizia a comprendere l’importanza di cambiare l’organizzazione scolastica fascista, che aveva influenzato soprattutto la scuola elementare. Si stabilirono dunque nel 1945 i programmi della scuola elementare, che prevedevano aperture pluriconfessionali e generarono per questo l’opposizione dei cattolici. Tuttavia i programmi non determinarono cambiamenti significativi.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia diventa una Repubblica e il 1° gennaio 1948 entra in vigore la nuova legge della Repubblica Italiana: la Costituzione, in cui l'istruzione è considerata come uno dei fini di benessere perseguiti dallo Stato. Infatti essa cerca di creare una forma di scuola democratica, che funga da ponte di passaggio tra le famiglie (considerate il principale nucleo formativo della persona) e la società (considerata come luogo in cui la persona impara a interagire con gli altri individui, a esplicare la propria personalità e a diventare cittadina italiana, europea e del mondo).
Tra gli articoli della Costituzione ricordiamo:
- l’articolo 30, che impone il dovere e diritto ai genitori di accudire i figli sotto ogni aspetto, tra cui quello della formazione scolastica.
- l’articolo 33, che fissa i diritti e gli obblighi delle scuole non statali, che devono essere considerate equipollenti alle scuole statali e godere di piena libertà.
- l’articolo 34, che sancisce che la scuola è aperta a tutti, deve essere obbligatoria e gratuita per almeno 8 anni, e deve essere accessibile in ogni ordine e grado a tutti i capaci e meritevoli a prescindere da qualsiasi ostacolo economico e sociale che la Repubblica deve farsi carico di rimuovere (attraverso ad esempio borse di studio, assegni alle famiglie, ecc.), come ribadito anche e soprattutto dall'articolo 3
Importante è inoltre l'istituzione della scuola materna statale, nel 1968, che accoglie i bambini in età prescolare (3-6 anni), con lo scopo di integrare l'opera educativa della famiglia, accompagnando i bambini nello sviluppo della loro personalità e nella preparazione alla scuola dell'obbligo. Da sottolineare è il termine “Statale”, che garantisce per la prima volta la gratuità della scuola materna, in quanto precedentemente i bambini in età prescolare venivano istruiti principalmente da privati (per lo più ecclesiastici) spesso a pagamento.
Nel 1969, vengono emanati gli Ordinamenti per la scuola materna.
La scuola diventerà presto una struttura non solo verticistica ma anche e soprattutto orizzontale, che con i Decreti Delegati del 1974 predispone organi a carattere collegiale democratico (Consigli di Classe, Consigli di Circolo o d’Istituto, Collegio dei Docenti) che, tenendo conto delle competenze di ognuno, devono assicurare la partecipazione di tutte le figure della comunità scolastica alla vita della scuola (genitori, alunni, personale docente e non docente). Essi inoltre danno inizio a un nuovo modello di scuola, attraverso il quale il sapere non è solo univocamente trasmesso dai docenti, ma acquisito consapevolmente, sviluppando una coscienza critica da parte degli studenti, in relazione anche al continuo evolversi della società. Con l’attuazione dei Decreti delegati, è garantito il pieno sviluppo della personalità degli alunni ed il diritto all'espressione dell'autonomia didattica dei docenti, che possono/devono aggiornarsi e sperimentare.
La Ministra della Pubblica Istruzione Franca Falcucci fece una Relazione nel 1975, in cui si affrontavano le problematiche degli alunni anche con gravi disabilità e la necessità di rendere accessibile la scuola pubblica ai disabili gravissimi come sordi e con ritardo psico- motorio. Con la Legge 517 del 1977, vengono abolite le classi differenziali e viene stabilita l'integrazione degli alunni con disabilità, che devono potersi inserire nelle "classi aperte" (accompagnati da insegnanti di sostegno) accanto agli alunni normodotati, in accordo con il principio erogato dalla Costituzione Italiana secondo il quale la scuola deve essere aperta a tutti. Si apre anche la possibilità di attivare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. Viene inoltre stabilita la valutazione formativa continua, secondo la quale l'alunno (normodotato o portatore di handicap) non deve essere valutato esclusivamente in base all'esito delle verifiche sommative, della media dei voti e del recupero, ma anche e soprattutto attraverso l'osservazione della sua maturazione e dei suoi progressi d'apprendimento.
Abbiamo quindi una nuova scuola, lontana dalle classi speciali e dalla valutazione fiscale che hanno caratterizzato la riforma gentiliana.
Nel 1989 nasce infatti anche la Convenzione sui Diritti del Fanciullo, approvata dall'Assemblea generale dell'ONU il 20 novembre, di cui ricordiamo l’Articolo 28, il quale sancisce che: tutti i bambini hanno diritto all’istruzione, che deve essere gratuita e obbligatoria per tutti.
